O11


La verità di cui siamo composti non si dimentica e non ha bisogno di urlatori che la proclamino, perché si vede
senza essere detta.
Questa verità ha bisogno di prove solo quando i giudici sono estranei e gli specchi sono rotti.
Da caverna ad universo, da un capo all’altro, lucidi o meno, è sempre lei: intima, preziosa, spesso scomoda, derisa o nascosta tra due labbra chiuse.
La verità vive negli attimi in cui nasci e negli attimi in cui muori. Nel mezzo, un accumularsi di altre cose che trasformiamo nel tempo in cui le analizziamo o che perfino squamiamo, perché le superfici ruvide a nessuno piacciono.
È sulla nostra pelle che si posa la prima verità e, invece di conservarla
a tutti i costi,
a tutti i costi
la cancelliamo.