“Prende un cuore a caso, lo scaraventa come un macigno nell’acqua del cesso e si stupisce perfino
di come esso affondi senza neppure un rimbalzo. Ride del tonfo, del baratro, dell’emorragia che appende sul muro come suoi schizzi,
venduti alla più nobile asta. Consuma senza produrre.
Divora senza saziarsi. Arriva al niente che era stato, al niente che a nessuno serve. Al niente in cui egli, solo, consiste. L’unico modo per esistere nei suoi giorni è mancare; è non avere nome fosse anche un’iniziale. L’unico modo per amarlo è salvarsi, allontanandosi dal sogno di sentire un respiro, di toccare il suo buio, di sillabargli all’orecchio che tanto è possibile lo stesso, tutto quello da cui tenacemente fugge.”

Tratto da “Le maschere di Adamo” di R. L.
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