V53

Si chiamerà Eterna e non ci sarà Terra che non le dimostrerà il suo materno bene nell’accoglierla sepolta, perché una donna non è sconfitta quando è obbligata oppure quando la sua solerzia è tragicamente punita. Una donna non è finita se la sua virtù è barbaramente rubata, se della sua libertà è privata, se viene dalla giustizia, che il suo persecutore assolve, beffeggiata.
La sua forza non muore, se viene accoltellata; la sua presenza non scompare, se viene strangolata; il suo coraggio non perde, se viene minacciata, la sua grazia non svanisce, se viene stuprata. D’altro canto, sottrarle il respiro, non la farà restare e quella donna,

di sé,

al corpo del suo nemico, involontariamente lascerà il suo atroce supplizio che, a vita e, probabilmente, oltre questa, lo tormenterà assai di più del suo abominevole possesso perverso, consumandolo come un corvo nero usa fare, quando d’inverno, della carogna putrescente si deve nutrire.

© Rita Lettino