[…] Sarà immenso il dolore di non averti più. Probabilmente penserò che da lassù mi guardi e vegli su di me. Il tuo sguardo continuerà a cercare il mio come fai adesso, le tue mani mi carezzeranno forti come fai adesso e tu, grandepiccola, saprai quanto mi mancherai. Ti vedrò sempre dar da mangiare ai gatti e accendere candele, innaffiare il tuo basilico profumato e seminare le tue rose. Entreremo ancora insieme nel pollaio per raccogliere le uova fresche con il naso tappato e le guance piene d’aria per non sentire la puzza delle galline che esasperate starnazzano, uscendo da un buco ricavato nel muro. Ti vedrò salire le scale mentre ti appoggi alla ringhiera, aprire le finestre della tua stanza e con il bastone aggiustare il tuo altissimo, morbido e deformato letto, fatto di lana e spugne che rubavo infilando le mani nel materasso, in una lunga fessura da cui quelle spuntavano verdi, rosa e gialle come pastelli. Con il fazzoletto sulla testa ti riscalderai al fuoco le mani, continuerò a mangiare le tue fresche giuggiole alla menta e inventerò i tuoi racconti. Le tue coperte saranno nella mia casa la tua rassicurante presenza, le tue presine baci, i tuoi merletti sorrisi, le tue babbucce carezze. Conserverò il mattone, la tegola rossa che riscaldavi sulla brace e avvolgevi con carta e lana per guarirmi dal naso gocciolante. Portami con te, sempre, ovunque, perché sei linea sulla mia mano, anello vertebrale, inizio di vita, soluzione di problemi, esempio di madre e padre.[…]

Tratto da “Grandepiccola”

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Stampato presso Cromografica Roma S.r.l. per Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A.

[…] In secondo luogo, se dobbiamo parlare di attenzione per l’altro, quando gli stessi errori si ripetono n volte, non vedo alcuna differenza tra chi è sempre capace di chiedere scusa e chi, invece, non lo è. Ciò, indipendentemente dal fatto che il soggetto possa essere cosciente o per nulla convinto di aver commesso lo sbaglio. […]

Le maschere di Adamo

© Rita Lettino