Alcune persone investono sull’amore e quando si rendono conto che non realizzeranno alcun introito, invertono la marcia. Essere investiti dall’amore è tutt’altro. È un incidente salvifico. È un essere feriti e guariti allo stesso tempo. È un morire per nascere ancora. È un toccarsi per capire se tutto è al suo posto: ti accorgi di aver perso la testa oppure non trovi più il cuore. I sensi però si raddoppiano, le forze si elevano all’ennesima potenza. Sei capace di camminare anche al buio, di volare, di caricarti di pesi che trascineresti all’infinito, di ascoltare tutto, anche quello che viene soltanto pensato. Diventi poeta senza esserlo mai stato, un visionario, un animale protettivo. Puoi trasformarti anche in tutto quello che prima non eri. Diventi quell’impossibile che credevi di non essere e offri quell’impossibile che eri certo di non poter né avere, né dare. L’astratto diventa concreto. Il peggio diventa meglio.
Ci sono quelli che invece  investono sull’amore, pensando che sia un’obbligazione, un buono fruttifero, un’azione. Quelli che  poi giocano d’azzardo. Puntano tutto sul nero oppure tutto sul rosso, talvolta sul proprio numero fortunato e quante volte è soltanto lo zero ad uscire.

[…] L’une des interprétations humaines les plus déformées a pour sujet l’échange qui, selon certains, devrait avoir lieu dans les relations amoureuses. Le malentendu conduit, dans de nombreux cas, à l’extinction de l’un dans le cœur de l’autre et inversement. L’évolution de notre espèce nous a rendu plus durables, mais sur l’axe du temps, de nombreuses unions durent un claquement de doigts. D’un autre côté, si l’amour signifie se donner l’un à l’autre, cela présumerait des êtres humains infinis et des ressources illimitées à leur disposition. Je crois donc que l’échange de ce que l’on est et de ce qu’on a ne peut pas être considéré comme la base de l’amour, au contraire, il constitue un pilier stable jusqu’à ce que le troc soit convenable, ce qui est accompli satisfait et ce qui est offert ne sacrifie pas. L’amour ne demande pas, parce qu’il ne veut pas et l’amour ne veut pas parce qu’il ne sait ni besoin ni condition. […]

“Vorrei essere un artefice di felicità, ma non di professione: una specie di terapeuta inconsapevole che raccoglie ogni umore, straccio e cellula caduti e ricomponendoli, anche in ordine diverso dal precedente, dimostra il teorema della specialità di ognuno.
L’artefice della felicità non è uno che trascura il presente, che lo lascia correre via senza curarlo, perché sa che non vi è un dopo malandato che poi sia così semplice da recuperare. Vorrei essere un costruttore di angoli che misurano 360°, dove i raggi sono tutti luminosi anche se ad intermittenza, dove un giro è tutto spazio che avanza.”