[…] Però, se devo dirla tutta, ci sono attimi e ATTIMI. Attimi che passano e ATTIMI che non passano. E gli ATTIMI che non passano li incastro in quelli che passano, convinta che questi si portino via quelli. Ma peso e dimensione sono differenti e questo lavoro di forza fisica e mentale che compio in rigorosa costanza giornaliera, sconfina in un pensare copertamente, in una enigmistica sfida, per dirla in senso figurato, in una sorta di tiro alla f*ne dove di rado riesco ad inserire la vocale giusta al posto del vuoto. […]

V56

Immersa in una luce argento-rosea di un tramonto in cammino, quasi perdevo l’attimo in cui acqua ed aria vivevano di una pace anomala. L’inclinazione dei miei polsi e la ricerca della prospettiva a regola d’arte quasi mi distraevano dall’equilibrio istantaneo che avvertivo e che non potevo ignorare, inquadrando profondità di campo diverse. Non potevo, in altri termini, escludere millilitri e millimetri per seminare indizi di preferenza. L’unico punto di vista possibile, in quel momento, era dunque quello dell’esatta uguaglianza dei rettangoli: una percezione bidimensionale e quasi non rappresentativa dello sconfinato cielo e dell’immenso mare. Ma, adesso che riguardo l’immagine, mi chiedo se l’uguaglianza possa sottrarre ai soggetti ritratti le loro individuali rilevanze, nascondendole entrambe, anche se in tal modo ne viene rispettata la parità. Sono certa che se aria ed acqua potessero parlare ci direbbero che offrirebbero l’una all’altra il loro spazio, perché sono assolutamente convinta della loro generosità nel mettersi in secondo piano, senza occupare il primo, consapevoli del loro singolo valore. Che esplosione di intimità è stata: nuvole penetrate da raggi luminosi senza violenza. È qui che l’emozione corregge la regola, anche quando l’inquadratura imperfetta infastidisce. Non mi importa del rimprovero. Ho visto come il cielo si stava spogliando e solo il mare credo potesse stare a guardare. Quindi è stato inevitabile abbassare gli occhi, ma quell’accecante cratere di luce mi è rimasto nel cuore.

© Rita Lettino

[…] Quando realizzai di aver perso la testa, constatai di averne una che pesava troppo sulle mie spalle, e mentre da un lato mi dannavo d’averla smarrita, dall’altro, assaporavo, con esplosiva consapevolezza, la leggerezza di aver ritrovato tutto il resto. […]

© Rita Lettino