[…] Quel dado che all’alba rotola tra le mie mani giunte e mai d’azzardo lancio, preferendone il solletico all’esito vincente, mi ha rivelato che non gioca a voler essere del mio universo l’improbabile fato. […]

[…] Quella luna che la notte mi segue quasi senza mai mancarmi, quasi senza mai scostarsi dalla mia puntuale mira, mi ha rivelato che non gioca a voler essere l’eccezione del trifoglio bianco. […]

È sorprendente coltivare e raccogliere, al momento opportuno, la parola soluzione. Il suo potere è straordinariamente analgesico.
Se penso poi che, in Chimica, il nome soluzione viene attribuito al miscuglio omogeneo che può risultare mescolando due sostanze diverse, quando esse si uniscono perfettamente senza più distinguersi l’una dall’altra, ipotizzo che l’incontro di due anime racchiuda inspiegabilmente quel senso dell’esistenza, quel respiro vitale, considerato dal più cinico, da sempre e per sempre, come materialmente chimerico, proprio quando dalla loro unione si ottenga la soluzione, lo sciogliersi, il compiersi.