Fin quando si è liberi di dettare le proprie regole, poco importa se esse limitano costantemente le libertà personali e condizionano le relazioni sociali.
Quando poi arriva il momento di osservare, peraltro per un tempo limitato, una semplice regola per il bene altrui, allora si invoca il principio costituzionale della libertà. Che eccentrica incoerenza!

Con la premessa che si è sempre degni di essere amati da qualcuno per come si è, con tutti i pregi e i difetti posseduti, è fondamentale assumersi la responsabilità di farsi conoscere da chi “si sostiene di amare” , ovvero assumersi il rischio di non essere il meglio, molto spesso presunto, per l’altra persona, e lasciare che sia questa ad avere l’esatta radiografia di ciò che si è, senza permettere che la stessa persona che “si sostiene di amare” , talvolta anche alla follia, dipinga un ritratto illusorio o sviluppi inverosimilmente poteri paranormali grazie ai quali possa accorgersi del reale e abbandonare l’immaginario.
Diversamente, si dovrà subire inoppugnabilmente la conseguenza di essere colpevolizzati per non aver mostrato la verità di ciò che si è, se la si dovesse per caso dedurre.

L’amore poi porta con sé il mistero di come certi difetti e certi pregi possano essere amati da qualcuno, ma questa è un’altra storia.

Nella mia testa i grovigli piano piano si districano e i nodi, seppure molto lentamente, vengono al pettine. Laddove non trovo balsamo efficace taglio. Ciò che ricrescerà sarà più forte e decisamente più sano.

Se c’è una cosa che mi provoca orticaria acuta è quella di prendere a prestito parole altrui senza citarne la fonte. Il tentativo misero di fare breccia usando il sentire di altri, piccoli o grandi poeti che siano, senza che venga in premessa specificato il loro nome è roba da ladri, roba da disonesti imperdonabili. È preferibile un originale silenzio ad un rimpasto indigesto.