Vivo quasi costantemente in un disordine mentale, perché come impiegata all’archivio del mio stato, non ho tanti scaffali dove schedare i miei pensieri che arrivano privi di protocollo, affollati e spinti oppure con un marchio numerato ben visibile, in solitudine e timidi. Catalogarli non sempre è azione agevole, perché quando essi mi raggiungono, quasi mai sono pronta ad accudirli, perdendone tantissimi per strada. Non ho un codice di allerta che mi avvisa della piena, del possibile nubifragio, della grandinata. Uso la perturbazione perché i miei pensieri sono quasi sempre un tuono, anche se poi non segue puntuale tempesta. Sono sprovvista d’argine e dunque faccio fatica a contenerli tutti, ma anche a ripescarli, perché quelli non abboccano più, se si sentono abbandonati. Accade poi che alcuni di loro, quelli più audaci, riaffiorino per caso e nel buio, come qualcosa di sfuggito in un sogno ed io mi piego a raccoglierli, come farei, camminando sulla riva, con la plastica, sperando che nessun pezzetto possa essere arrivato nella pancia di un essere vivente, ingenuo ed affamato. Dove vanno a finire, se esistono, i pensieri degli umani e dei disumani? Forse nelle litanie o nei bicchieri? Su altre bocche, da pelle a pelle? E se andassero di cuore in cuore? Dove vanno a finire, se ci sono, quei pensieri profondi e nascosti, che se solo non si avesse la paura di possedere, sarebbero letteratura e potrebbero, dopo il vortice ed il vertice, semplicemente cullare come padre e madre fanno, restituendoci una risposta, anche se incerta, alla domanda sul mondo dei matti. Io sono giunta a contare il mio pensiero ennesimo e sono felice che i numeri siano infiniti, come infinite sono le stelle e come infiniti sono i miei nei.

Primo bacio

Al debutto era l'estate, 
come il desiderio del primo mio bacio. 
Era una delle tante, una sera. 
Attesa privata del vento. 
Con uno stelo tra le dita, 
ero a sperare sotto un'Orsa ch'io fossi l'anima sua. 
Poi diventò notte. 
Una delle tante. 
Intorno ce n'eran di pianeti. 
Eppure, in un mondo così segreto, bastava esser solo più alti per scoprire d'amarsi. 
Non tardò il mattino.
Uno dei tanti. 
La fine dell'estate, come la memoria di quel bacio posato. 

S'arrestava il tempo quando mi stringevi la mano, lasciando che i tuoi anelli segnassero le mie dita, così come si ferma ora il procedere, quando si diffonde l'odore delle fibre di lino che mi bagnano i capelli nei ricordi delle tue aspettative, della tua comprensione del mondo, del tuo volermi raccontare come nessuno.
[...] Nel mio cuore, oppure sottoterra, custodisco ciò che soltanto per me è sempre stato vero. Tuttavia impedisco, senza alcuna pretesa d'esser creduta, che il mio sentire sia sottoposto ad ignobile prova.[...]