Giustizia per Willy. Certo. Ma non basta dirlo per riuscire a sopportare. Non basta sapere che il capo di imputazione è cambiato per riuscire a digerire. Non basta constatare che la pena sarà certa per ribaltare lo stato di ciò che è accaduto ed evitare che possa succedere ancora. Davvero esiste giustizia che possa essere invocata, che sia all’altezza di commisurare la punizione adatta agli autori dell’atrocità? Né la loro morte, né la loro sofferenza, né la loro reclusione indefinita potrebbero valere quel sorriso. Anche il diavolo disconosce taluni atti, perché taluni atti, come questo, vanno al di là perfino del male. Allora resta l’angoscia profonda di come un tale crimine possa essere compiuto, di come non solo il respiro di Willy, ma anche l’esistenza stessa degli esecutori, il loro domani, possa perdere in 5 minuti di insana onnipotenza totalmente di valore. Resta il mistero di come si possa concedere alla propria testa e al proprio cuore, posto che essi ne siano dotati, la facoltà di non salvare, ma addirittura di uccidere. Non credo sia questione di caccia per fame. Non credo sia questione di essere bestie in luogo di uomini. In tal caso né l’una né l’altro ci sarebbero mai riusciti. Credo sia questione di essere “nessuno”, di essere il “niente assoluto”. E la devastazione in cui si viene catapultati da queste tragedie, non la puoi controllare neppure con tutta la giustizia che la legge assicura, sebbene sia il minimo con cui lo Stato possa intervenire, e neppure con tutta la misericordia di un Dio che perdona qualunque misfatto. Certi dolori uno se li deve solo abbracciare e stringere al petto forte, perché soltanto così puoi mantenere stretto stretto per sempre chi ti hanno portato via.

[…] La poesia si semina in una domanda d’amore e fiorisce nella sua risposta perenne. Quando si coltiva la poesia, ci sono sempre stagioni da sospirare, corolle nel campo da contare, profumi tra i capelli da sciogliere e parole elementari da scrivere. […] 

[…]Ho imparato ad essere eclettica, ovvero ciò che non ero fin dalla nascita: praticamente una corteccia. E no, non mi riferisco a quella cerebrale, ma a quella di una Quercus Suber, perché molto più resistente al fuoco ed in quanto, dopo l’ennesima decortica, si rigenera. Diversamente dalla durezza di una roccia, evoluzione scongiurabile, ma tant’è, leggerezza, impermeabilità ed elasticità sono qualità più sfruttabili dal genere umano quasi tutto.[…]