La sana preoccupazione per le persone che amiamo non dovrebbe essere sempre dosata in rapporto alla loro robustezza fisica e mentale. Se amiamo una persona, siamo più attenti solo se la stessa ci sembra oppure è, per sua natura, debole? Dovremmo naturalmente esserne interessati con una presenza attiva, indipendentemente dall’evidenza che l’altro sia abbastanza adulto, sufficientemente “capace di” , adeguatamente corazzato, felicemente rassegnato e chi più ne ha più ne metta. Se il grado di preoccupazione fosse pari allo zero, io mi interrogherei appena appena un po’, non dico sulla quantità, ma almeno sulla sua qualità. Dirò una cosa ovvia, ma quando non siamo preoccupati per una persona, l’amiamo davvero? La diamo per scontata? Quella persona che “io vedo” così forte potrà esserlo per l’ennesima volta? Dietro quell’esperienza ormai acquisita e quello strato di epidermide gommoso è possibile che siano rimaste viuzze non transennate e sconosciute che conducono agli organi vitali? Quella immunità teorica, della cui dimostrabilità non ci siamo minimamente accertati, può essere apparente, può essere essa stessa una barriera difensiva?
Quello che frequentemente si sottovaluta è che molti degli individui, seppure temprati, quando non “avvistano” nelle parole o nelle azioni “segni di naturale e salutare apprensione”, potrebbero dedurne di non essere unici, indispensabili, insostituibili. Pre-occuparsi, dunque, ovvero occuparsi prima dell’altro è una sorta di prevenzione come quella che ragionevolmente si farebbe per “controllare i fattori di rischio” di una malattia e “bloccarla in tempo”. E se prevenire, per quanto sia possibile e per quanto l’evento possa dipendere da noi, una situazione critica, già dispensa amore puro, fare provvista del “rimedio” affinché al bisogno sia pronta la sua cura certa e senza effetti colletarali, lo è ancor di più.

Ci sono cose, oggetti che, seppure fatti di materiale non prezioso e che agli occhi degli altri non avrebbero alcun valore, costituiscono un mio ricordo talmente intenso che tenuti stretti nei palmi, è come se gli chiedessi di tracciare altre linee oltre quella della mia vita. E loro lo fanno. In quel preciso istante in cui io gli tolgo il respiro, loro sanno farlo benissimo.