Mai ho nutrito il minimo dubbio, fin da quando ero adolescente, sul fatto che gran parte della Chiesa, al contrario di Dio, discriminasse con evidenza. Avevo, tuttavia, la speranza che con il trascorrere dei tempi, e non parlo di secoli, quella stessa parte avesse il coraggio di fare un gran salto da gigante, ammettendo, con divina coerenza, che quando si predica che siamo tutti figli di Dio, quel “tutti” abbia già solo in grammatica carattere indefinito, incondizionato ed illimitato. Penso che non ci sia peccato più grave del credere che l’amore di Dio non sia onnicomprensivo e che non ci sia peccato più mortale del pensare che Egli abbia limiti, gli stessi ad esempio che si intendono imporre, intervenendo contro un disegno di legge che non dovrebbe essere avvertito come necessario se vivessimo in una società umana, ma che di fatto è sicuramente indispensabile ed urgente, dato che di Umanesimo, in questa stessa società, non c’è ancora abbastanza traccia.

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