[…]Dura quanto tre palpiti indomabili quel pensiero che mi raggiunge d’improvviso e mi travolge nel mio fare quotidiano;come una valanga gelida, mi ruba il respiro di cui i polmoni vivono. Che tormento quel constatare fulmineo di non essere abbastanza, quando vogliono far credere che si è la frazione di un intero. È come se saccheggiassero il corpo unito all’anima. Ma io non lascio che questo disagio si tramuti in tarlo, poiché so bene quanto serve quel lampo alla mia generosa follìa e, tra l’azione e l’opera a cui essa conduce, quel tutto sarà pure l’aria, ma la mia quota è il suo ossigeno.[…]

Qual è il significato della parola “salute”? Io condivido in pieno il concetto descritto dall’OMS nel proprio atto costitutivo nel quale si legge che la salute è lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non la mera assenza di malattia o infermità.
Detto questo, quando il potere politico si compiace, autoproclamandosi tutore e garante dello stato di salute del Paese tutto, ho la netta sensazione che si riduca notevolmente quella definizione

Mi chiedo sempre se sia possibile imporre ciò che è giusto e soprattutto se sia possibile considerare assolutamente giusto ciò che viene ordinato. Per intenderci, l’esercizio di un potere implica imprendiscibilmente che il comando che ne deriva sia contestualmente legittimo e giusto in assoluto? Da osservatrice superficiale della storia e da individuo ossessionato dalla giustizia, nella mia esistenza ho potuto dedurre, alternando soste di marginale attenzione ad una distrazione rassegnata in quella che è la storia politica contemporanea, che gli individui sono il mezzo e non il fine, o meglio che l’azione politica, contrariamente al suo puro significato, utilizzi gli individui come strumenti per raggiungere obiettivi a beneficio di una classe. Vorrei poter trasmettere a mia figlia, soprattutto in questa frazione di tempo, che lo Stato in cui ho desiderato fortemente che nascesse, è uno Stato di diritto. Succede invece che io mi trovi a dubitare ancora una volta sulla natura di uno Stato che veste un bell’abito di matrice liberale, ma che nasconde e neanche tanto perfettamente, un intimo d’eccezione, in virtù del quale nella classifica dei valori, ce ne sono alcuni che diventano tirannici rispetto agli altri. Quando si innalza la bandiera dei valori collettivi e di fratellanza, indiscutibilmente condivisi, su quella stessa bandiera si sputa, se scompaiono improvvisamente i diritti inviolabili. La giustizia è equilibrio a mio modestissimo parere.

[…] La coscienza è dannatamente nobile. L’istinto non sempre. In me, talvolta, l’una e l’altro si riflettono, combaciando specularmente, attraendosi come magneti di carica opposta, ed altre si respingono, proprio come il bene fa contro il male. Spesso è la coscienza a tenere a bada l’istinto, recandolo al guinzaglio e immolandolo a ragion veduta. Raramente esso si svincola, esercitando il potere di cui la mia natura lo dota. […]

Tratto da Libera

Non si dovrebbe mai scegliere tra sé stessi e l’altro, quando si ama. Essere liberi vuol dire proprio questo: non essere obbligati a fare una scelta. È per questo che l’amore diventa raro quando impone il sacrificio. E se sacrificio deve essere, tutto deve essere ben incastrato come gli ingranaggi di un orologio che si spera possa segnare il tempo di domani, poi del dopodomani e così via. Quando il sacrificio si impone, perché Cupido scaglia la freccia bendato, si dovrebbe, almeno, disporre dell’evidenza che vale la pena di perdersi nell’altra vita, comunque vada. In amore, spesso e volentieri, la propria anima si dilegua per lasciare posto ad una sconosciuta, come se all’aumentare della temperatura subisse un passaggio di stato della materia. Poi, però, accade come nei trapianti: può esserci un rigetto quando l’organo non è compatibile con il corpo ospite. Dunque, il rischio che si corre, è da valutare molto attentamente, con analisi microscopica. “D’accordo! Ma è risaputo che con l’amore non si può ragionare per quanto quello è testardo”. Può darsi, ma dubito fortemente sulla bontà dell’amore di qualcuno, quando è proprio questo a spodestare quello che si dovrebbe garantire per sé stessi. Pertanto, quando un sentimento definito amore genera una guerra contro ciò che si è, bisogna afferrare a due mani il dardo per estrarlo dal cuore e disinfettare.