© Rita Lettino

Lo so. Non si abbandona il mare solo perché il vento lo agita. Non è questione di timore infondato. È che non puoi entrarci, altrimenti ti travolge con il suo impeto. La tua forza è inferiore alla sua. Allora quand’è così semplicemente lo contemplo, senza pavoneggiarmi ad Afrodite, ci mancherebbe, bagnandomi della sua spuma appena, sfiorandoci entrambi, amandoci così che è più profondamente di quando si è totalmente immersi l’una nell’altro. Ed il suo infrangersi non è che la sua libertà di non volere che lo si navighi. Una libertà che non coincide con l’intenzione di restare solo, ma con la preghiera di essere rispettato.

Tra le parole più detestabili, per me, c’è l’avverbio “forse”, soprattutto quando utilizzato dalle personalità tipicamente approssimative e generatrici di dubbio.
Sono quelle “teste” che o non rispondono puntualmente oppure si celano dietro finti silenzi che egoisticamente definiscono di trincea.