Il novecento sembra lontanissimo eppure è dietro la porta se si traccia sulla linea del tempo dall’inizio dei tempi. Il disumano fascismo, i conflitti mondiali. C’erano folle adulatrici di Mussolini e partigiani e partigiane che invece si opponevano al regime lasciandosi anche chiudere nelle carceri. La mafia che intanto forse proprio in quel periodo di fine guerra prendeva piede tra la Sicilia e l’America. La politica che non ci ha mai aiutati come avrebbe dovuto. Nasceva la Repubblica ma il popolo è sempre stato, più o meno, gregge dai Vangeli ad oggi. Falcone non aveva paura di estirpare alla radice un’erba infestante come poche. Uomini che hanno fatto fuori altri uomini da sempre. Dalle crociate ed ancor prima di esse. Ancor prima dei roghi incomprensibili e ingiustificabili. Sono misera nel senso di povera. Nel senso che non ho strumenti per urlare che c’è qualcosa che può andare oltre la smania della gente che si dispera perché non può consumare come vorrebbe o rasarsi o abbellirsi come detta la legge distorta dell’estetica. La bellezza di un uomo è diventata una crema likeabomber, la bellezza della donna è diventata quella del plasticismo che, magari, fosse la corrente espressionista.
Stragi su stragi non ci hanno cambiati tutti.
Sono misera perché ho paura anche io di portare avanti la mia guerra fredda e me ne sto disarmata a spostare dalla destra alla sinistra le mie opinioni, i miei oggetti, le mie fantasie, a dirigere i miei sensi, come una mosca in un barattolo, un criceto sulla sua ruota, una cavia davanti al suo premio. Sono misera perché anche io cedo ai ricatti della mia stessa mente, del mio stesso cuore, del mio stesso sangue.
Pertini diceva che non ci può essere libertà senza giustizia. Il ricordo di questo concetto non mi fa dormire la notte, perché ribalta tutti i processi. Quante volte mi dico che tante cose non sono giuste. Quante volte durante le 24 ore.

COPPIA – Dipinto su tela

COPPIA Acrilico su tela (100cmx100cm) Un uomo e una donna o due uomini o due donne. Non ha importanza il genere. Senza volti. Ciò che conta è l’intreccio delle loro vite, dei loro corpi, delle loro anime. Con zone d’ombra e di luce ad indicare rispettivamente possibilità di assenze non colmate e presenze cicatrizzate. Radiografia di un legame.