[…] La poesia si semina in una domanda d’amore e fiorisce nella sua risposta perenne. Quando si coltiva la poesia, ci sono sempre stagioni da sospirare, corolle nel campo da contare, profumi tra i capelli da sciogliere e parole elementari da scrivere. […] 

[…]Ho imparato ad essere eclettica, ovvero ciò che non ero fin dalla nascita: praticamente una corteccia. E no, non mi riferisco a quella cerebrale, ma a quella di una Quercus Suber, perché molto più resistente al fuoco ed in quanto, dopo l’ennesima decortica, si rigenera. Diversamente dalla durezza di una roccia, evoluzione scongiurabile, ma tant’è, leggerezza, impermeabilità ed elasticità sono qualità più sfruttabili dal genere umano quasi tutto.[…]

Se non si fosse in grado di prevenire, bisognerebbe almeno essere tempestivi nel curare, ovvero avere la capacità di intervenire con una terapia incisiva prima che sia troppo tardi per recuperare il respiro dell’altro. La cura è tanto più efficace quanto più si conosce il “paziente” . Ci sono mali, generati da comportamenti tanto infantili quanto presuntuosi ed obbiettivamente antipatici, che potrebbero divenire irreversibili, che quando raggiungono un indeterminato livello soggettivo poi è impossibile uscirne. Ascoltare il campanello d’allarme è fondamentale, vale a dire captare i sintomi. Il fatto è che per rilevare questi sintomi bisogna essere sentinelle ed oggi non si ha né tempo, né voglia di diventarlo per l’altro, salvo che senza avere la certezza che l’altro sia in salute, non si possa vivere. Solo in questo caso, infatti, si ama. E si ama solo quando doni all’altro ciò che non sei e ciò che non hai. Troppo impegnativo ed eccessivamente altruistico per molti individui della specie “narciso” o “prima donna”.
Quindi nella migliore delle ipotesi ci si abitua a tutto, anche ai cronicismi del misero altro. È inevitabile così la sua dipartita, sempreché non sopraggiunga un fattore esterno scatenante a smuovere le acque della palude plastica ed insana, trasformandola magicamente in una piena d’acqua corrente che diventa inarrestabile seppure si ricorra per rimedio all’opera più ingegnosa di sbarramento artificiale. A questo punto, chi non sa prevenire e, soprattutto, chi non sa curare è destinato a perdere il “paziente” (che passerà ad una miglior vita), non per colpa di questi o a causa del fattore esterno, ma esclusivamente per propria egoistica inerzia.

[…] È che certe volte l’amore si vede ed altre volte, invece, si nasconde, esattamente come i raggi di questo altro sole. La sua luce, involontariamente, fa capolino tra i rami vedetta degli aceri, querce ed abeti che mi scortano ad Ovest. Sembra che sia un concetto incorporeo, del tutto astratto, quello dell’amore inteso in senso perfetto ma, confesso in tutta franchezza, che ne preferisco uno che sia soprattutto materia allo stato di plasma. Di certo, si spera che l’amore mai possa essere evanescente: offuscherebbe, specchi nei quali, solo eliminandolo, vedremmo chiaramente riflessi i nostri, di stati. Basterebbe strisciare la mano sulla sua condensa. […]

[…]Per non parlare di quel percepire profetico reciproco che inchioda il respiro e costringe il ventre a contrarsi e le costole a sollevarsi, rendendo vivace, seppure insonne, l’attendere: il senso che ti solletica gli strati, in lungo e in largo, anticipando, letteralmente, quella rigenerazione che l’incontenibile, nonché incredibile, gioia assoluta del destinarsi porta.[…]