[…] La poesia si semina in una domanda d’amore e fiorisce nella sua risposta perenne. Quando si coltiva la poesia, ci sono sempre stagioni da sospirare, corolle nel campo da contare, profumi tra i capelli da sciogliere e parole elementari da scrivere. […] 

Primo bacio

Al debutto era l'estate, 
come il desiderio del primo mio bacio. 
Era una delle tante, una sera. 
Attesa privata del vento. 
Con uno stelo tra le dita, 
ero a sperare sotto un'Orsa ch'io fossi l'anima sua. 
Poi diventò notte. 
Una delle tante. 
Intorno ce n'eran di pianeti. 
Eppure, in un mondo così segreto, bastava esser solo più alti per scoprire d'amarsi. 
Non tardò il mattino.
Uno dei tanti. 
La fine dell'estate, come la memoria di quel bacio posato. 

Il mio tempo

Partirò dalla chiesa in cui ho indossato il timore di un segreto
e capirò di averlo toccato,
il mio tempo,
sulla tua bocca e sotto le trame ricamate dalla mia indole.
Come incanto tra pagine in attesa,
tra le corsie e le tempere del sogno,
lo ritroverò,
il mio tempo.
Sulle scale dei tuoi ingressi ne riempirò una sacca.
Scoprirò quello nascosto tra i sospetti
e riprenderò quello lasciato nei tuoi campi, dove avevi seminato soltanto indifferenza.
Poi,
l’attimo,
isolato nel rimpianto,
lo chiuderò nella dispensa,
dove fiuto gli aromi in cui ho infuso i miei inverni.
E se sentirò più caldo,
allora,
sarò certa di non averlo mai perduto,
il mio tempo.
Ero, sono,
e forse anche domani.

Pubblicazione Rivista Letteraria Ellin Selae – Pubblicazione Silloge Immune, LEBEG Aletti Editore.

Le aquile

Ho sempre invidiato le aquile,
null’altro che le aquile.

Ho invidiato i loro artigli.
Ho invidiato il loro becco
e, come avrei voluto, toccarmi le loro ali.

Possono fissare il sole, gli occhi delle aquile.
Seguirne l’eclittica.

Ho sempre invidiato le aquile e
nulla, di queste, posseggo.

Non ho artigli,
non ho becco,
non ho ali.
Non ho occhi che possano contenere il giorno.

Ho sempre invidiato le aquile,
null’altro che le aquile,
preda di me stessa.

Le case soffrono

Le case soffrono, puzzando di abbandono.
Ascoltano, lento e raro, il passaggio dei compiuti amanti.
Eccole le già fresche albe.
Incamminarsi con il pensiero sarebbe un bel principio per questo viaggio.
Dal suo inizio alla sua fine, dal nostro inizio alla nostra fine.
Senza servirmi di quello che incontro, distraendomi fino a dimenticare ciò che convenzionalmente incombe.
E dal bianco di quelle case non ci si dovrà più allontanare.
E dal nero di quelle case non ci si dovrà più allontanare.
Un giorno ci arriverò.
Qui.
Fosse anche solo con i miei idealizzati passi.

LEBEG – Pubblicazione Aletti editore

RESTI

Resti di una storia ancora raccontata negli occhi di chi crede che servano a trasmetterne il valore.

Resti di una età non vissuta che attendono nel forziere di essere scoperti e poi indossati.

Resti di ricordi che soltanto ora hanno il senso che cercavo da bambina,

quando lasciammo la prima casa.

Resti di cose che mi apparterranno per sempre.

Di profumi.

Di pietre.

Di domande.

Di intrecci.

Di fantasie.

Di volti.

Di vite, nella mia vita.