Di grazia, un’altra cometa. 

Sui vetri gli schizzi d’acqua e, distanti da me, fragori. Un costante tremore dell’aria e il rumore del vuoto, fuori, sembrano reattori in volo.

Manca il silenzio, che non risponde all’appello di tutti i sogni maestri.

Non so bene cosa desiderare per l’universo, poiché la speranza partecipa ad una gara di corsa ad ostacoli che pare non abbia bandiera d’arrivo, come fosse stata già persa in partenza.

Non sarebbe male alzare la testa e rimanere stupiti da una seconda cometa che guida. 

[…] Definirò “luna che mai avrei potuto pretendere”, il mio perenne e prediletto miraggio. Soltanto un invisibile poema, scritto di un inchiostro latteo, verso di lei può viaggiare. Bianco su bianco, affinché si comprenda che non erano poi tanto diversi dai tuoi, quegli ineluttabili propositi che da me più non t’aspetti. […] 

[…] La poesia si semina in una domanda d’amore e fiorisce nella sua risposta perenne. Quando si coltiva la poesia, ci sono sempre stagioni da sospirare, corolle nel campo da contare, profumi tra i capelli da sciogliere e parole elementari da scrivere. […] 

Primo bacio

Al debutto era l'estate, 
come il desiderio del primo mio bacio. 
Era una delle tante, una sera. 
Attesa privata del vento. 
Con uno stelo tra le dita, 
ero a sperare sotto un'Orsa ch'io fossi l'anima sua. 
Poi diventò notte. 
Una delle tante. 
Intorno ce n'eran di pianeti. 
Eppure, in un mondo così segreto, bastava esser solo più alti per scoprire d'amarsi. 
Non tardò il mattino.
Uno dei tanti. 
La fine dell'estate, come la memoria di quel bacio posato. 

Il mio tempo

Partirò dalla chiesa in cui ho indossato il timore di un segreto
e capirò di averlo toccato,
il mio tempo,
sulla tua bocca e sotto le trame ricamate dalla mia indole.
Come incanto tra pagine in attesa,
tra le corsie e le tempere del sogno,
lo ritroverò,
il mio tempo.
Sulle scale dei tuoi ingressi ne riempirò una sacca.
Scoprirò quello nascosto tra i sospetti
e riprenderò quello lasciato nei tuoi campi, dove avevi seminato soltanto indifferenza.
Poi,
l’attimo,
isolato nel rimpianto,
lo chiuderò nella dispensa,
dove fiuto gli aromi in cui ho infuso i miei inverni.
E se sentirò più caldo,
allora,
sarò certa di non averlo mai perduto,
il mio tempo.
Ero, sono,
e forse anche domani.

Pubblicazione Rivista Letteraria Ellin Selae – Pubblicazione Silloge Immune, LEBEG Aletti Editore.

Le aquile

Ho sempre invidiato le aquile,
null’altro che le aquile.

Ho invidiato i loro artigli.
Ho invidiato il loro becco
e, come avrei voluto, toccarmi le loro ali.

Possono fissare il sole, gli occhi delle aquile.
Seguirne l’eclittica.

Ho sempre invidiato le aquile e
nulla, di queste, posseggo.

Non ho artigli,
non ho becco,
non ho ali.
Non ho occhi che possano contenere il giorno.

Ho sempre invidiato le aquile,
null’altro che le aquile,
preda di me stessa.