Mai ho nutrito il minimo dubbio, fin da quando ero adolescente, sul fatto che gran parte della Chiesa, al contrario di Dio, discriminasse con evidenza. Avevo, tuttavia, la speranza che con il trascorrere dei tempi, e non parlo di secoli, quella stessa parte avesse il coraggio di fare un gran salto da gigante, ammettendo, con divina coerenza, che quando si predica che siamo tutti figli di Dio, quel “tutti” abbia già solo in grammatica carattere indefinito, incondizionato ed illimitato. Penso che non ci sia peccato più grave del credere che l’amore di Dio non sia onnicomprensivo e che non ci sia peccato più mortale del pensare che Egli abbia limiti, gli stessi ad esempio che si intendono imporre, intervenendo contro un disegno di legge che non dovrebbe essere avvertito come necessario se vivessimo in una società umana, ma che di fatto è sicuramente indispensabile ed urgente, dato che di Umanesimo, in questa stessa società, non c’è ancora abbastanza traccia.

Soltanto Amore vuole ascoltarti ed è per questo che cerca di sapere tutto di te ed ha imparato l’Arte di concepire il tuo stato. Accertandosi di questo, lo accoglie nelle sue mani, senza mai sentire il suo adoperarsi infruttuoso oppure esauribile. Amore ti sbalordisce per quanto è matto e gentile e se gli chiedono il perché, non ha alcun riserbo nel confessare che, diversamente, non potrebbe procedere l’opera sua: quella di sentirti canticchiare al suo orecchio che meglio di così proprio non potresti stare.

[…] La coscienza è dannatamente nobile. L’istinto non sempre. In me, talvolta, l’una e l’altro si riflettono, combaciando specularmente, attraendosi come magneti di carica opposta, ed altre si respingono, proprio come il bene fa contro il male. Spesso è la coscienza a tenere a bada l’istinto, recandolo al guinzaglio e immolandolo a ragion veduta. Raramente esso si svincola, esercitando il potere di cui la mia natura lo dota. […]

Tratto da Libera

[…] Arriverà il momento in cui ti sentirai finalmente ed assolutamente sicuro di procedere diritto per quella che è la tua strada senza paura di imboccarne le arterie. È come quando decidi di pedalare per goderti in tutto l’asfalto e di camminare per goderti in tutto il sentiero. È come quando non riesci a rinunciare ai torridi mezzodì, sapendo che seguiranno fresche notti stellate, perché è di entrambi che i tuoi sensi hanno bisogno;perché, in breve, tanto i raggi del sole, quanto le gocce di pioggia, sprigionano profumi inconfondibili ed evocativi di un futuro che percepisci come unico per te. […] 

La sana preoccupazione per le persone che amiamo non dovrebbe essere sempre dosata in rapporto alla loro robustezza fisica e mentale. Se amiamo una persona, siamo più attenti solo se la stessa ci sembra oppure è, per sua natura, debole? Dovremmo naturalmente esserne interessati con una presenza attiva, indipendentemente dall’evidenza che l’altro sia abbastanza adulto, sufficientemente “capace di” , adeguatamente corazzato, felicemente rassegnato e chi più ne ha più ne metta. Se il grado di preoccupazione fosse pari allo zero, io mi interrogherei appena appena un po’, non dico sulla quantità, ma almeno sulla sua qualità. Dirò una cosa ovvia, ma quando non siamo preoccupati per una persona, l’amiamo davvero? La diamo per scontata? Quella persona che “io vedo” così forte potrà esserlo per l’ennesima volta? Dietro quell’esperienza ormai acquisita e quello strato di epidermide gommoso è possibile che siano rimaste viuzze non transennate e sconosciute che conducono agli organi vitali? Quella immunità teorica, della cui dimostrabilità non ci siamo minimamente accertati, può essere apparente, può essere essa stessa una barriera difensiva?
Quello che frequentemente si sottovaluta è che molti degli individui, seppure temprati, quando non “avvistano” nelle parole o nelle azioni “segni di naturale e salutare apprensione”, potrebbero dedurne di non essere unici, indispensabili, insostituibili. Pre-occuparsi, dunque, ovvero occuparsi prima dell’altro è una sorta di prevenzione come quella che ragionevolmente si farebbe per “controllare i fattori di rischio” di una malattia e “bloccarla in tempo”. E se prevenire, per quanto sia possibile e per quanto l’evento possa dipendere da noi, una situazione critica, già dispensa amore puro, fare provvista del “rimedio” affinché al bisogno sia pronta la sua cura certa e senza effetti colletarali, lo è ancor di più.